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Il ritorno del dio Portuno (racconto di Manlio Brunetti)


Quelli non si interessavano affatto degli uomini comprese le donne, se non quando facevano comodo a loro. E contare i capelli a ciascuno..., questo proprio no davvero: sempre a scagnarare tra loro e a farsi dispetti... Questo Dio invece è uno solo, quindi non ha proprio niente da fare tutto il giorno e passa il tempo come può, magari contando i capelli...E chissà perchè a qualcuno li lascia stare tutti e a quell'anziano invece li ha lasciati cadere tutti...: anche questa nuova religione ha i suoi misteri, se no che religione sarebbe! Ci deve essere qualcosa che non si capisce! Anzi meno se ne capisce e più la gente ci crede..." E il monaco in bianco diceva che Dio vuol tanto bene agli uomini he ha mandato sulla terra fra di loro il suo figlio unico per salvarli, e quelli glielo hanno ammazzato quasi subito; allora Lui lo ha fatto risorgere... "Ma perchè volerli salvare", si domandava Portuno, "se quelli non lo volevano essi stessi. E salvarli da che cosa? Dai peccati, ha detto, e dall'inferno meritato. E cosa sono i peccati! Infrazioni alla legge! Ma non ci hanno i littori con i fasci? Lasciasse ai littori fare il loro dovere, e vedrebbe, questo Dio, che la gente il guidizio lo mette. E all'inferno ci andrebbero senza farci caso: la vita, meno che per i ricchi, è già abbastanza un inferno per tutti... Màndali, invece, dove si stesse bene sempre e da non potersi pensare a qualcosa di meglio: non ci saprebbero stare... E per forza che quel figlio glielo hanno ammazzato! Non potendo ammazzare Lui con quelle sue idee ché in cielo da vivi non gliela fanno a salirci, se la sono presa con il figlio, mandato, poverino, dal padre sulla terra, manco a farlo apposta. Beh, non è un gran padre però; non poteva scendere Lui stesso? Stare tra la gente, e che gente, non è roba da ragazzi! Forse una prossima volta..., vedrai che ci pensa!, avrà capito che gli uomini non valgono tanto da sprecarcisi nemmeno un poco". E il monaco a dire che la madre di quel figlio pianse tanto per la sua morte e che il figlio prima di spirare gli disse che tutti gli uomini da quel momento sarebbero stati figli di lei ed ella doveva proteggerli dall'ira del Padre. " E questo è il colmo", protestava dentro di sè Portuno, "ma da quale parte stava quel benedetto figliolo? Tra padre e figlio è stata una gara a chi volesse più bene agli uomini comprese le donne, nonostante la loro cattiveria. Adesso pure la madre a difenderli! E... se il figlio è risorto, com'è che non è rimasto sulla terra fra la gente? Forse non si fidava? Tra tutto, i conti proprio non mi tornano!".
Portuno avrebbe ascoltato e commentato ancora, ma tirarlo troppo per le lunghe questo ritorno non gli parve onesto e, sentendo com'era fatto il nuovo Dio ma ripensando che sull'umore degli dei era meglio non fare un gran affidamento, decise che sarebbe stato meglio tenere il passo giusto.

Lasciò perdere la capatina fra gli orti: la saracinesca era appena sollevata e di fiume ne entrava troppo poco per non rimanere probabilmente all'asciutto. Riprese a scendere lento, augurandosi che la pendenza crescesse. E avrebbe fatto meglio a non augurarselo tanto, che il canale tutt'a un tratto si slargò che sembrava un laghetto, profondo che lo stava risucchiando..., e rotolò dentro una strettoia sopra le pale di una gran ruota che si mise a girare e continuò veloce finchè a monte non richiusero la saracinesca. Era l'aquimolium, il mulino ad acqua, l'invenzione (del sec. X) che soppiantava i faticosi molendini in cui le macine erano fatte girare a forza di braccia di schiavi o a suon di nerbate sulla groppa dei muli. "Qualcosa di geniale ma di utile ogni tanto gli uomini riescono a cavarsi dalla testa" pensò Portuno mentre aspettava che il canale si ricongiungesse al Cesano. Sul mezzogiorno era sotto Monterado, che a quel tempo era un borgo di quattro casupole e una corte di tre o quattro ettari appena. Si vedeva bene dal piano che copriva un poggetto a metà del dirupo della dorsale collinare. Per scendere al fiume gli abitanti dell'altopiano dovevano scapocollarsi; per loro fortuna lo scoscendimento era attutito da una fitta e aggrovigliata macchia mediterranea. Non per nulla a tutta la fiancata della dorsale da quel punto (e al sovrastante altipiano ondulato fino all'ultimo sperone, il Montagnano, sopra la Abbruggiata - l'attuale Bruciata di Castel Colonna), e, per estensione, alla pianura sottostante sino alla sponda del fiume, avevano dato il nome di "Fractula" (territorio scosceso, malagevole, anche per via d'intricata bassa vegetazione; ma non così pericoloso e impraticabile: "fractula" infatti è diminutivo-vezzeggiativo di "fracta" = luoghi spezzettati, interrotti, nei quali più che poter camminare bisognerebbe saltare...).