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Il ritorno del dio Portuno (racconto di Manlio Brunetti)


- Sono Portunilla. Il nome dovrebbe dirti che sono una tarda nipote di una qualche tua sacerdotessa.
- O brava la nipotina. Non posso vederti, ma se davvero discendi da quelle, sii la benvenuta.
- Che bel complimento! Mi vedessi, non potresti negarmi un'ottantina di anni. Ma non mi lamento. Come mai questo ritorno?
- La nostalgia fa miracoli. Mi bruciava (si fa per dire, ché non si addice al dio dell'acqua bruciare; ma parlo di quando ero...all'asciutto)...mi rodeva la voglia di rivedere il mio tempio.
- O te poveretto! Proprio un buco nell'acqua! Troppo in ritardo mi arrivi. Non c'è più.
- Come non c'è più! Sarà mica sparito! Cambi pure la religione: si tratta di idee. Ma un tempio è di pietre e di marmi, e quella è  roba che resiste, non si butta giù con i pensieri o con le parole. E poi perchè qualcuno avrebbe voluto farlo?
- I cristiani hanno scacciato dal tuo tempio la minoranza pagana, poi hanno abbattuto muri e colonne e con i materiali buoni hanno tirato su una chiesa chiamandola, dal nome della madre del loro Dio, Santa Maria in Portuno (e così in qualche modo consevano il tuo ricordo; ma vogliono cambiarle nome in "S. Maria del Piano", per orrore del paganesimo).
- C'è modo di vederla? Mancava proprio questo bosco! Perchè l'hanno fatto crescere che non si vede più niente? Il tempio, certo che no, ormai; ma la loro chiesa...E perchè la nascondono?
- Intanto, nella cava sotto il pavimento hanno seppellito i loro martiri, e quando non ce ne sono andati più, hanno riempito tutto di terra. Poi... la paura dei Barbari che a ondate si spargevano per queste pianure. Temendo che saccheggiassero e incendiassero tutto quello che trovavano, hanno pensato che sarebbe stato utile nascondere il tempio; e non potendo portare il tempio in mezzo a un bosco, hanno fatto crescere il bosco intorno al tempio. Invece i Barbari da qui in giù, nella tua valle, chissà perchè?, non hanno combinato un bel niente: qualcosa o qualcuno li teneva a freno. Ma intanto il bosco è cresciuto. E questo è un guaio per te che di qui non puoi vedere nulla. Però, non dimenticarlo, ad una cinquantina di metri più in giù, sulla destra si aprirà un "vallato", un canale largo e profondo che serve un "aquimolium" - quando gli passerai sopra capirai cos'è, ché tu non ne hai mai visti - aspetta che sollevino la "chiusa" ed infilati nel canale. Passa, il vallato, vicino al monastero ch'è a due passi dalla chiesa, che non farai fatica a riconoscere assomigliando abbastanza al tuo vecchio tempio. Lì c'è una "chiusa" laterale che va all'orto dei monaci: l'aprono un pò più tardi della prima, e quindi, se vuoi fermarti ad osservare, quello è il posto adatto; poi però riprendi il canale maggiore, se no come faresti ad andare alla foce? Adesso però scusami: ho da cogliere le mie erbe: quando farà luce perderanno assai del loro potere. Dea o non più dea, la Fortuna ti sia propizia! Portuno attese che il sole fosse una canna sopra l'orizzonte e si avvicinò al canale. Era già stata alzata la saracinesca e due uomini controllavano il flusso. Passò lui pure e grossi barbi presero a guizzare dalla melma accompagnandolo. Andava piano la massa d'acqua tagliando dritto fra ontani e frassini e querce annose, finché rasentò una scarpata erbosa sulla quale era uno "spalmento", oltre cui una "trasanna" o loggia a quattro colonne appoggiata a una casa murata. Di fronte alla casa la chiesa. La guardò perché c'era, ma senza particolare attenzione: non era il suo tempio e non gli rassomigliava (adesso gli era chiaro che quella Portunilla non era così vecchia da aver potuto vederlo e ormai non c'era più alcuno che potesse descriverlo. Pazienza). Fu invece attratto dal gruppo di persone sullo spalmento, e da un tale vestito di bianco - un monaco, proprio come glielo aveva dipinto il vecchio sileno - che, uscito dalla casa murata - "quello, dunque, sarà il monastero!" - si metteva davanti alla gente e parlava. Si meravigliò di capire anche lui, benché non fosse proprio la stessissima lingua che agricoltori e villici parlavano nelle stesse campagne ai suoi bei tempi e dicesse cose alquanto strane. Diceva, ad esempio, che Dio era buono, voleva bene agli uomini comprese le donne, aveva cura di loro, sapeva a memoria il numero dei capelli che ognuno portava sul capo e che non ne cadeva uno ch'egli non volesse - in quel momento uno degli ascoltatori si passava la palma sulla nuca avanti e indietro, dove non era rimasto un pelo ch'è uno: calvo come un uovo! - . Portuno non poteva trattenersi, dentro, si capisce, da commenti: "questo nuovo Dio è di un'altra pasta dai nostri vecchi dell'Olimpo.