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Il ritorno del dio Portuno (racconto di Manlio Brunetti)


Stavano seduti sulle loro stesse gambe, sotto intrecci di rami, immobili, come dormissero. Poi, ogni tanto uno si svegliava e si metteva a bofonchiare, e gli altri a loro volta cominciavano a sbraitare, come quando un cane abbaia e tutti quelli delle vicinanze gli rispondono, che bisogna otturarsi le orecchie. "Vedi?", spiegava il sileno a Portuno, "sono monaci, eremiti, solitari (detti "sarabaiti"), venuti da chi sa dove. Tu ai tuoi tempi non ne hai mai visti: tanto per darti un'idea, ti sovvieni di quei filosofi, Cinici detti perchè vivevano come cani randagi, senza niente addosso o poco più, dentro una botte vuota e nient'altro in mano che una ciotola per bere, finchè non rinunciarono pure a quella potendo usare il cavo della mano? Questi eremiti assomigliano ai vecchi Cinici. O si tengono lontani dalla gente, nascosti come qui, e vivono di quello che trovano, erbe radici bacche e scarafaggi, ché non sanno nemmeno cos'è la voglia di lavorare..., o rubano per i campi di notte, o vanno in giro fra le case dei borghi e, con la scusa della religione, di loro magiche preghiere e di poteri misteriosi, si fanno dare dalla gente cibo e vino fino a riempirsi come otri ed ubriacarsi da fare schifo. Andando giù, ne vedrai degli altri...due più spesso, o quattro, che bisticciano a chi è più santo o a chi le ha fatte più grosse e sconce alla barba della gente, o bivaccano o poltriscono a riprendersi dalle baldorie. Ai tuoi tempi si vedevano cose del genere, ma solo nei giorni stabiliti dalla religione, durante i Baccanali per fare un esempio; poi si rientrava nei ranghi e si filava dritto, se no entravano in ballo i fasci dei littori. Questi sono senza legge e senza pudore. Ma i capi della nuova religione li hanno presi di mira e vogliono metterli al bando, e intanto gira e si stanzia per i villaggi altro tipo di monaci, i "regolari" ossia soggetti a una Regola, e dediti alla contemplazione e alla penitenza (ma non come i nostri Platonici che per contemplare le Idee cadevano nei fossi o si rompevano le gambe per le scale, o i Pitagorici che non mangiavano determinati cibi perchè troppo calorosi ed urticanti; questi sono di tutt'altro tenore), in modo che la gente impari a distinguere e riconoscere i religiosi veri e scaccino chi si approfitta della ignoranza altrui. Ancora più giù vedrai degli altri monaci, vestiti di bianco. Il monachesimo è di moda adesso, nelle campagne sopratutto. Ma questi che ti sto dicendo sono diversi dai nostri aruspici e sacerdoti quanto il giorno è della notte. Una naiade mia amica - e qui noi spiriti della natura siamo tutti amici - addetta alla custodia delle sorgenti, mi ha detto che sono eremeti del Catria, di Fonte Avellana. Tu non puoi averli conosciuti, benchè nasca proprio da quelle balze il tuo Cesano, perchè sono arrivati centinaia di anni dopo che tu, insieme con altri spiriti della natura e tutti gli dei dell'Olimpo, del mare e di sotterra, eravate stati deposti. In una piccola radura folta di noccioli proprio sotto il gibbo supremo, in vicinanza d'una piccola sorgente gemella ma sovrastante a quella del fiume, avevano intrecciante le loro capannucce, e pregavano e meditavano, e meditavano e pregavano, dimentichi di tutto, anche del cibo. I pastori, vedendoli così umili e pii, cominciarono a venerarli. E dopo i pastori, feudatari e signori e vescovi presero a regalargli terreni e case; ma quelli a loro volta regalavano o affittavano quasi per niente ai servi della gleba terra e case perchè finalmente vivessero da uomini e non peggio delle bestie. Una rivoluzione sociale (crédimi, altro che quella dei nostri Plebei contro i Patrizi mandata a monte da quel furbacchione di Menenio Agrippa!), per fortuna dei ricchi limitata e pacifica, perchè altrimenti gli stessi capi religiosi l'avrebbero stroncata. I monaci invece restarono poveri e continuarono la loro vita di prima, rispettati però sempre di più perfino dalle autorità massime, l'Imperatore e quello ch'essi chiamano il Papa, tanto che riuscirono a salvare per la loro protezione la gente di queste valli dai Barbari che altrove hanno fatto la fine del mondo. La naiade, anch'essa colpita dal loro grande altruismo, capìto che quello non era più luogo adatto per lei, larve come siamo tutti noi di una religione che ha fatto il suo tempo, si ritirò dalla sorgente e quella purtroppo rapidamente s'inaridì, tanto che i monaci - ignari che tutto si paga a questo mondo - adesso debbono procurarsi l'acqua non senza fatica e sudore. Ma pregano e meditano allegri lo stesso, come se tutto per loro, anche la povertà volontaria e le fatiche inevitabili, fossero doni insperati. Se potessi  rinascere uomo invece che fauno, vorrei essere uno di loro e penso che i nostri dèi maggiori, dovunque ora languiscano, non se l'avrebbero a male. Fèrmati in qualche ansa e guàrdali: persone come quelle ti garantisco che non ne hai mai viste da quando tuo padre Crono ti ha dato qusto fiume da governare...Ma..."E qui la seriosità, contraria alla sua natura, con cui aveva raccontato quella storia incredibile, improvvisamente ma come sempre, quando gli capitava di parlare della religione della quale anch'egli era stato parte) si tramutò in un ghigno sguaito: "Ma...Crono, il mangiatore di suoi figli, è morto da un pezzo, ed anche Giove, lo scagliatore di fulmini, ha fatto una misera fine, quella che si è meritato. E...noi due...ci rivedremo mai più dio Potuno?"