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Il ritorno del dio Portuno (racconto di Manlio Brunetti)


La cultura popolare (ma pure quella classica latina e quella delle Corti del Rinascimento visse e vive tuttora di suggestioni panpsichistiche. E non si è lasciata soverchiare nè dai contrari dogmi cattolici nè dal'"angelismo cartesiano". Il padre della filosofia moderna, il francese Renato Delle Carte, non sapeva pensare che sulla base del dilemma "o tutto, o niente". Perciò metteva, all'estrema sinistra, la materia per sua natura cieca sorda e muta, inerte passiva opaca incosciente, e a destra lo spirito (Dio, Angeli, l'anima umana): capacità d'intendere e di volere, consapevolezza piena, continua, irrecedibile. Minerali, piante, animali, corpo umano... uguale macchine; dentro il corpo umano l'anima: macchina più spirito, assolutamente estranei l'uno all'altra. In tutto questo mondo materiale solo l'anima è capace di vita e di consapevolezza (coscienza). Nessun corpo, né minerale, né vegetale, né animale lo è. L'uomo è un angelo chiuso dentro una macchina ch'egli non può guidare e muovere direttamente (la moverebbe Dio in occasione dei voleri dell'anima!).
Dentro la cultura classica latina e poi anche dentro quella cristiana non influenzata dal platonismo e dal cartesianesimo, basti dire dentro la cultura popolare, si pensava invece e si pensa che vita, memoria e sensibiità (coscienza) siano ovunque, anche nei sassi, nelle piante, negli animali, in gradazione differente, da un minimo a dosi più elevate...Se il morso del cane a chi gli pesta la coda o il suo uggiolare festoso al ritorno del padrone fosse né più né meno che lo scatto della tagliola al tocco dell'esca da parte del topo, o lo stesso che l'esplodere della bomba alla percussione della spoletta..., perché non anche i comportamenti umani, e viceversa? Se il chiudersi delle foglioline allo sfiorarle della mano, nella mimosa pudica, è l'identico equivalente del chiudersi dell'ombrello alla pressione del dito sul tasto del manico, perchè non anche il rifiuto e la difesa della martire al tentativo di stupro dell'assassino? Non è, a fil di logica, necessario ammettere solo nell'uomo, ed escludere in tutti gli altri esseri, sapere e volere, memoria, consapevolezza e libertà di decisione; basta riconoscere gradualità, forme larvali, medie e superiori. Non è un'assurdità pensare che tutto ciò che esiste abbia un minimo, almeno, barlumi di memoria e di consapevolezza, dei quali magari non ci è né facile né possibile renderci conto. Negarlo non è più ragionevole che ammetterlo; e spiegare cartesianamente tutta l'esperienza non è stato mai possibile. Egrave; in quest'ottica panpsichistica che la mentalità popolare (trasversale alle diverse civiltà) considera tutta la natura e in virtù di questo animismo il paganesimo popolava di "spiriti" (divinità inferiori, semidei: ninfe, fauni, satiri...) fonti, fiumi, grotte, boschi, monti...E ancora, su questo minimo di panpsichismo dovrebbe fondarsi, a sua volta, quell'antropomorfismo (ossia l'attribuire ad altri esseri proprietà umane per capirne qualcosa avvicinandoli a quanto di noi stessi ci è  noto) che è una risorsa di cui si sono valsi anche quegli schifiltosissimi supercerebrati che sono i filosofi, non solo i poeti e i letterati i quali hanno privilegiato sempre, poverini, le "metafore" (che non sono proprio "mistificazioni", "dire una cosa per un'altra", come  è facile malignarne). Noi di oggi non facciamo "mormorare" il Piave e non gli mettiamo in bocca il diktat "non passa lo straniero"? Qualcuno se ne è mai scandalizzato? È il retaggio del "pensare e parlare comune o naturale" alla cultura con la c maiuscola; nemmeno il filosofo più realista, il teologo più rispettoso dell'Ineffabile, il notaio o il verbalizzatore della polizia più feticista del fatto nudo e crudo e delle cose dette col loro proprio nome riuscirebbe a condurre a termine un suo testo evitando un antropomorfismo, una metafora, come invece si potrebbe pronunciare un intero lungo discorso evitando la "esse" o la "erre". Non c'è alcuna differenza nella frase "il cane mi venne incontro scodinzolando festoso per il mio ritorno", che la dica Immanuel Kant o uno dei Bravacci manzoniani analfabeti; e non cambia molto, in fatto di approssimazione alla verità e di rispetto, dire di Dio è "indignato" o "incavolato" per la nostra cattiveria.